
La Francia ha esercitato un dominio coloniale su una ventina di territori africani tra il XIX secolo e gli anni ’60. Questo numero, spesso citato senza precauzione, nasconde una realtà amministrativa più complessa: a seconda che si contino le colonie di pieno esercizio, i protettorati o i mandati internazionali, il totale varia. Comprendere la distinzione tra questi statuti giuridici è il presupposto per qualsiasi risposta affidabile.
Colonia, protettorato, mandato: statuti giuridici distinti in Africa
Prima di contare, è necessario definire cosa comporti “colonizzare”. L’impero coloniale francese in Africa non ha mai funzionato sotto un regime unico. Tre categorie principali strutturavano l’amministrazione dei territori.
La colonia di pieno esercizio designa un territorio posto sotto sovranità diretta della Francia, amministrato da un governatore nominato da Parigi. L’Algeria, conquistata a partire dal 1830, ne costituisce l’esempio più noto, con uno statuto particolare di dipartimenti francesi a partire dal 1848.
Il protettorato mantiene in teoria le istituzioni locali (monarchia, amministrazione tradizionale), ma il potere reale è esercitato da un residente generale francese. Il Marocco e la Tunisia rientravano in questo regime. Storici ricordano che questi due paesi non sono colonie nel senso stretto, anche se il dominio francese era effettivo.
Il mandato, infine, riguardava territori affidati dalla Società delle Nazioni dopo la Prima Guerra Mondiale, come il Camerun e il Togo, precedentemente sotto amministrazione tedesca. La Francia vi esercitava una tutela internazionale, non una piena sovranità.
Questa distinzione non è aneddotica: spiega perché la questione di quanti paesi la Francia ha colonizzati in Africa non produce mai una risposta unica nella letteratura storica.

AOF e AEF: le due federazioni coloniali francesi in Africa subsahariana
La maggior parte della presenza coloniale francese in Africa subsahariana si organizzava attorno a due grandi insiemi amministrativi creati alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX.
Africa Occidentale Francese
L’AOF raggruppava otto territori che corrispondono oggi al Senegal, alla Mauritania, al Mali, alla Guinea, alla Costa d’Avorio, al Niger, al Burkina Faso e al Benin. La sede del governo generale si trovava a Dakar. L’AOF copriva una superficie considerevole, dall’Atlantico fino ai confini del Sahara.
Africa Equatoriale Francese
L’AEF riuniva quattro territori: il Ciad, la Repubblica Centrafricana (allora Oubangui-Chari), il Congo-Brazzaville (Moyen-Congo) e il Gabon. Brazzaville ne era la capitale amministrativa.
Queste due federazioni rappresentavano da sole dodici futuri Stati indipendenti. La loro organizzazione in blocchi amministrativi aveva una conseguenza diretta: le frontiere interne, tracciate secondo logiche coloniali, sono diventate le frontiere internazionali durante le indipendenze del 1960.
Elenco dei territori africani sotto dominio coloniale francese
Sommandole colonie, protettorati e mandati, l’elenco dei territori africani che sono stati sotto controllo francese si presenta così:
- Africa del Nord: Algeria (colonia poi dipartimenti), Tunisia (protettorato), Marocco (protettorato)
- AOF: Senegal, Mauritania, Mali (Sudan francese), Guinea, Costa d’Avorio, Niger, Burkina Faso (Alto Volta), Benin (Dahomey)
- AEF: Ciad, Repubblica Centrafricana (Oubangui-Chari), Congo-Brazzaville (Moyen-Congo), Gabon
- Mandati e altri territori: Camerun, Togo, Madagascar, Gibuti (Costa francese dei Somali), Comore
Il totale raggiunge una ventina di territori. Il numero esatto dipende dai criteri adottati: se si contano solo le colonie di pieno esercizio, si scende sotto la quindicina. Se si includono protettorati, mandati e territori insulari dell’oceano Indiano, si supera la ventina.

Perché il conteggio delle ex colonie francesi varia a seconda delle fonti
L’idea di contare dei « paesi » colonizzati si basa su una ricostruzione a posteriori. Le frontiere attuali degli Stati africani non esistevano sotto la colonizzazione. Il Sudan francese è diventato il Mali, il Dahomey è diventato il Benin, l’Alto Volta ha preso il nome di Burkina Faso. Contare dei « paesi » significa proiettare una mappa politica contemporanea su una realtà amministrativa molto diversa.
Inoltre, alcuni territori hanno cambiato status nel corso del tempo. Il Madagascar ha conosciuto successivamente lo status di protettorato e poi di colonia. L’Algeria, inizialmente conquistata con la forza militare, è stata integrata come dipartimento francese, il che la distingueva giuridicamente da tutte le altre possedimenti africani.
La durata del dominio varia anche considerevolmente. L’Algeria è stata sotto controllo francese per oltre un secolo (1830-1962). Il Camerun e il Togo sono stati amministrati dalla Francia solo a partire dalla fine della Prima Guerra Mondiale, ovvero una quarantina d’anni prima della loro indipendenza.
Indipendenze africane: un’ondata concentrata attorno al 1960
La maggior parte dei territori francesi dell’Africa subsahariana ha ottenuto l’indipendenza nello stesso anno, nel 1960. Questa simultaneità non è un caso: deriva dalla legge-quadro Defferre del 1956, che aveva concesso un’autonomia interna ai territori d’oltremare, e poi dal referendum costituzionale del 1958 proposto da de Gaulle, che offriva la scelta tra l’integrazione nella Comunità francese o l’indipendenza.
Solo la Guinea di Sékou Touré ha votato “no” già nel 1958, ottenendo la sua indipendenza immediata. Gli altri territori hanno prima aderito alla Comunità prima di negoziare la loro sovranità nel corso dell’anno 1960. L’Algeria ha seguito un percorso radicalmente diverso, segnato da una guerra d’indipendenza di quasi otto anni, conclusa con gli accordi di Évian nel 1962.
La questione del numero di paesi colonizzati dalla Francia in Africa non ha quindi una risposta aritmetica semplice. Dipende dallo statuto giuridico adottato, dal periodo considerato e dalla stessa definizione di “paese” che si applica a entità che non avevano questo status sotto la colonizzazione. Questa vaghezza metodologica spiega le discrepanze tra le fonti e rende ancora più necessaria la precisione dei termini utilizzati.